TEOREMA

Un enigmatico visitatore (T. Stamp) s'insinua nella famiglia di un industriale milanese (M. Girotti) e ha rapporti erotici con la moglie (S. Mangano), la figlia (A. Wiazemsky), il figlio (A.J. Cruz Soblette), la domestica (L. Betti) e con lo stesso capofamiglia. Quando lo straniero se ne va, tutti sono cambiati, si perdono o si rinnegano, e la famiglia è disgregata. Il teorema è dimostrato: l'incapacità dell'uomo – del borghese – moderno di percepire, ascoltare, assorbire e vivere il sacro. Soltanto la serva Emilia, di origine contadina, lo scopre e, dopo il “miracolo” della levitazione, farà ritorno alla terra in odore di santità. È un altro film di P.P. Pasolini all'insegna della congiunzione tra Marx e Freud (qui anche di Jung e Marcuse). Originalmente concepito come una tragedia in versi, Teorema fu sviluppato in un romanzo con versi e prosa che si alternano e poi in un film che, nonostante l'ingombrante ideologismo metaforico e metastorico, è uno dei risultati filmici più originali di Pasolini.

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